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3 risposte per sapere come funziona il copyright sui social media

19 Luglio 2021

3 risposte per sapere come funziona il copyright sui social media

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Capire il funzionamento del copyright in Rete è essenziale per la protezione dei nostri contenuti e anche per vivere più tranquilli quando postiamo oppure se riprendiamo contenuti altrui.

Di che cosa parliamo

  1. Che cos’è il copyright e perché è importante tutelarlo anche in un ambiente dove non sembrerebbe necessario
  2. Copyright sui social media: quali contenuti si possono postare
  3. Che diritti hanno Facebook, Twitter e le altre piattaforme sui tuoi contenuti

1. Che cos’è il copyright e perché è importante tutelarlo anche in un ambiente dove non sembrerebbe necessario

Il copyright, o anche diritto d’autore nella dizione italiana, è l’insieme di regole che l’ordinamento giuridico pone a tutela dell’attività creativa nelle sue più svariate forme: letteratura, pittura, scultura, coreografia, grafica, fotografia, musica, teatro, cinematografia, software, banche dati, design.

Il copyright in senso moderno esiste dal XVIII secolo e per tre secoli si è evoluto in modo da coprire tutte le nuove forme di produzione e di fruizione delle opere intellettuali via via emerse con l’evoluzione tecnologica. Con l’arrivo del nuovo millennio il copyright, che – ricordiamolo – letteralmente significa diritto di copia, si è dovuto confrontare con un passaggio cruciale: la rivoluzione digitale e telematica.

Nel giro di un decennio creare copie altamente affidabili è diventata attività alla portata di tutti e anzi, potremmo dire, che in un mondo completamente digitale lo stesso concetto di copia si fa evanescente. Inoltre la diffusione e fruizione di opere creative anche molto diverse tra loro e fino a quel momento legate ai loro specifici canali si è interamente convogliata verso un unico grande mezzo di comunicazione: internet.

Copyright E Social Media, con Simone Aliprandi

Ciò nonostante, anche nel mondo digitale e costantemente interconnesso in cui viviamo oggi, il copyright è vivo e vegeto; semplicemente sta spostando la sua attenzione dal controllo sulla diffusione di copie fisiche delle opere al controllo sull’accesso alle copie digitali delle opere. Poi, che con le tecnologie di oggi, economiche, intuitive e alla portata di tutti, le persone siano portate a scaricare e diffondere opere digitali con estrema facilità e senza preoccuparsi molto dei diritti degli autori, è un altro paio di maniche. Indubbiamente.

Le grandi piattaforme social, a cui più o meno tutti siamo iscritti e su cui trascorriamo moltissimo del nostro tempo sia per lavoro sia per diletto, sono ormai diventate degli oceani di opere creative (principalmente immagini e video) da cui possiamo pescare a piene mani senza pagare nulla e senza dover chiedere un preventivo permesso. Eppure anche lì esistono precise regole che cercano di tutelare i diritti di coloro che si danno da fare per creare e confezionare questi contenuti.

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2. Copyright sui social media: quali contenuti si possono postare

Benché le grandi piattaforme social siano nate originariamente con lo scopo di creare connessioni tra gli utenti più che per condividere contenuti creativi, quasi tutte sono diventate presto anche dei luoghi virtuali in cui pubblicare e, in un certo senso, archiviare opere intellettuali come immagini, video, musica, testi letterari e applicazioni software.

Alcune piattaforme si sono specializzate in alcuni tipi di contenuti (vedi ad esempio YouTube per i video, Flickr per le fotografie, Soundcloud per la musica), altre sono rimaste generiche e consentono di pubblicare più o meno tutto: è il caso di Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn, ovviamente ciascuna con le sue modalità e con le sue limitazioni.

In un mondo in cui ormai tutti siamo costantemente connessi alla rete attraverso dispositivi sempre più potenti e sempre più facili da utilizzare, cliccare il bottone Condividi e mettere a disposizione di un pubblico potenzialmente di milioni di utenti è diventata un’attività all’ordine del giorno e alla portata di tutti, anche di coloro che non hanno grandi conoscenze né di natura tecnologica né di natura giuridica.

Dal punto di vista del copyright, il principio che regge tutta questa massiva attività di condivisione di contenuti creativi è riassumibile così:

puoi caricare su queste piattaforme solo contenuti creati interamente da te o comunque contenuti per i quali hai ottenuto le necessarie autorizzazioni.

La responsabilità della violazione di questa semplice regola viene fatta ricadere sull’utente; il service provider tende a lavarsene le mani e a rimuovere i contenuti illeciti dietro segnalazione oppure dietro l’intervento di filtri automatici che rilevano soprattutto le tracce musicali o gli estratti di film e serie tv. Nei casi di utenti recidivi, oltre alla rimozione del contenuto si può arrivare alla sospensione o anche chiusura definitiva del profilo.

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3. Che diritti hanno Facebook, Twitter e le altre piattaforme sui tuoi contenuti

Anni fa, quando qualcuno ebbe la bizzarra e malsana idea (sì, sono sarcastico) di leggere i termini d’uso di una delle principali piattaforme, si diffuse il panico:

attenti, se caricate le vostre foto su Facebook perdete tutti i diritti e Facebook ne diventa proprietario!

Una leggenda metropolitana che abbiamo già sfatato in un articolo del lontano gennaio 2015, ma che ahinoi ogni tanto si vede circolare ancora.

Innanzitutto ricordiamo che i cosiddetti Termini d’uso (o anche Termini e condizioni, o Termini di servizio) altro non sono che le regole di natura contrattuale che disciplinano l’utilizzo della piattaforma a cui ci stiamo iscrivendo e che siamo tenuti ad accettare fin dal primo login. Accettarle implicherebbe anche averle lette e comprese; ma siccome ci siamo abituati a un approccio tutto subito, tutto facile, tutto gratis solo una ridottissima percentuale degli utenti dedica l’attenzione e il tempo necessari per leggere e comprendere quei documenti; quindi preferisce tagliare corto e cliccare su Accetta senza troppi problemi.

All’interno di quel documento si trova sempre anche una sezione dedicata proprio alla gestione del copyright o in senso più ampio della proprietà intellettuale. Fu proprio la lettura di quella sezione che generò la menzionata leggenda metropolitana. Infatti, nei termini d’uso di tutte le grandi piattaforme che consentono la condivisione di contenuti creativi, compare sempre una dicitura abbastanza standard secondo la quale l’utente concede al titolare della piattaforma (quello che abbiamo chiamato service provider) una serie di autorizzazioni sull’utilizzo e lo sfruttamento dei contenuti che vengono caricati.

A titolo di esempio, la formula che si legge nelle Condizioni d’uso di Facebook è la seguente:

quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto protetto da diritti di proprietà intellettuale in relazione o in connessione con i Prodotti di Facebook, concede una licenza non esclusiva, trasferibile, sub-licenziabile, non soggetta a royalty e valida in tutto il mondo per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti.

Questo significa forse che la società Facebook Inc. diventa proprietaria dei tuoi contenuti e quindi tu non puoi più utilizzarli e sfruttarli liberamente? Ovviamente no; significa piuttosto che finché i contenuti sono presenti su Facebook, la società Facebook Inc. può utilizzarli e anche sfruttarli economicamente in modo molto ampio, senza doverti chiedere preventivamente un permesso, poiché il permesso l’hai già concesso accettando le regole della piattaforma.

La chiave di tutto sta nell’espressione non esclusiva; trattandosi di una licenza non esclusiva, rimani ancora titolare di tutti i diritti e continui a poterli esercitare. Semplicemente anche la società Facebook Inc. può esercitare una buona fetta di questi diritti in concomitanza con te, quanto meno finché la licenza che le hai concesso è in vigore.

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Per sgombrare il campo da ulteriori fraintendimenti, le stesse Condizioni d’uso di Facebook sottolineano espressamente:

L’utente è titolare dei diritti di proprietà intellettuale (aspetti come diritti d’autore o marchi registrati) dei contenuti che crea e condivide su Facebook e sugli altri prodotti delle aziende di Facebook che utilizza. Nessun elemento delle presenti Condizioni priva l’utente dei diritti di cui è titolare in relazione ai propri contenuti. L’utente è libero di condividere i propri contenuti con chiunque, dovunque voglia.

Più chiaro di così…

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Questo articolo è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International.

Immagine di apertura di Sticker Mule su Unsplash.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. Responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari. Ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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