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Come salvarsi dall’AI: ce lo spiega un esperto

29 Settembre 2023

Come salvarsi dall’AI: ce lo spiega un esperto

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Per salvarsi dall’AI e dalla schiavitù degli algoritmi dovremo diventare umani migliori, meno prevedibili, più curiosi, meno sostituibili: più umani.

Come salvarsi dall’AI nelle parole dell’autore di Io, Umano

Apogeonline: L’intelligenza artificiale (AI) finirà per eliminare la serendipità (il trovare le cose nuove senza necessariamente cercarle) e la serendipità è una delle cose che ci rende umani. Come possiamo tornare a cercare cose che non sappiamo ancora di volere, contro le intenzioni di algoritmi e profilatori?

Tomas Chamorro-Premuzic: Diventando una versione di noi stessi meno prevedibile e resistendo alle gentili sollecitazioni dell’algoritmo a trasformarci in una versione esasperata di noi stessi. Per esempio, possiamo decidere di ignorare le raccomandazioni di Netflix, Amazon, LinkedIn e YouTube; e perfino fare clic a caso su prodotti che non ci piacciono, per disorientare l’algoritmo e annacquare il suo modello del nostro carattere. L’intelligenza artificiale ha in comune con gli umani la preferenza per le persone prevedibili. Gli umani, tuttavia, sono creature complesse e il nostro carattere è costruito su molte dimensioni differenti. Nasconderne qualcuna all’AI renderà in qualche modo speciale il mondo analogico. Forse nel futuro riscopriremo i piaceri perduti del mondo reale, lontano dal metaverso e dalla sorveglianza algoritmica.

C’è chi dice che il modo per restare umani sia puntare al meglio, al massimo, alla qualità, mentre la AI sarebbe per gente che in qualche modo si accontenta, si ferma una volta raggiunto il good enough. Che ne pensi?

Puntare al meglio è importante ma sopravvalutato. Si può puntare al meglio e dissipare un sacco di risorse in direzioni sbagliate, valori malcompresi, obiettivi fuori luogo o addirittura facendo cose senza senso, qualcosa che non sarebbe utile per noi né per gli altri. Come altre tecnologie, l’AI non è buona o cattiva di per sé; siamo tutti d’accordo che è buona quando individua precocemente segni di malattie pericolose e cattiva se guida da sola droni killer, però non tutti i casi sono altrettanto netti: pensiamo a valutazione del credito, recruitment aziendale, veicoli a guida autonoma…

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…ci sono pro e contro in tutto e spesso questi dipendono dai nostri valori e dalle nostre convinzioni personali. D’altronde la AI capace di diagnosticare malattie potrebbe aiutare a salvare la vita di un brutale dittatore, lo stesso dittatore che il drone killer potrebbe colpire salvando la vita innumerevoli avversari politici. Ovviamente questa è pura speculazione, tuttavia ha un senso chiedersi se la AI stia complessivamente migliorando, o meno, lo stato delle cose.

Imparare a programmare può aiutarci a restare umani? Sapere come funzionano le AI, saper aggiustare una routine di machine learning in Python, saper installare la propria Ai privata e open source sul proprio computer, solamente per i tuoi dati… sapere queste cose può aiutarci a cambiare prospettiva a nozioni della realtà, per non cadere schiavi delle tentazione della AI?

Siamo umani qualsiasi cosa facciamo. Se però ci chiediamo quale sia il modo migliore di esprimere la nostra umanità, o come coltivare le virtù e i valori critici che ci rendono umani, imparare Python non è la risposta ovvia. Pensiamo anche al fatto che la programmazione è stata commoditizzata dall’AI. Oggi, comprendere l’AI e il suo impatto sull’umanità è una parte fondamentale di un essere umano informato e istruito. È però produttivo anche concentrarsi sulle attività e sulle imprese che le macchine non sono in grado di padroneggiare o emulare. Una domanda che mi interessa è come vivere la propria vita in un’epoca di Ai ubique. La risposta non è affidare la nostra vita all’AI.

Le AI hanno pregiudizi sia perché non capiscono il mondo, sia perché sono nutrite con dati sbilanciati. Su quale aspetto potremmo aspettarci i maggiori progressi nel corso dei prossimi anni?

Le AI sono sbilanciate soprattutto quando insegniamo loro a replicare o imparare i pregiudizi umani. Dati di training decontaminati portano ad AI meno sbilanciate degli esseri umani. Penso che il fulcro dei maggiori progressi futuri dell’AI staranno nel capitale umano e nella gestione dei talenti, due situazioni ancora troppo affidate all’intuito e in quanto tali inadeguate. Ritengo che le AI ci aiuteranno a riequilibrare le organizzazioni e favorire la meritocraziasul lavoro e nella vita.

Scrivi di puntare sulla curiosità, qualcosa che la AI non può sostituire. Abbiamo qualche altro tratto adatto allo scopo?

Empatia, intelligenza emotiva, compassiona, autoconsapevolezza… una cosa importante: che l’Ai non sappia replicare questi adattamenti, non vuol dire che gi umani li adoperino quotidianamente. In effetti, la maggior parte di noi ha esperienza di prima mano nell’interazione con persone che proprio non riescono a esprimere questi tratti…

Se mettiamo via gli apparecchi digitali e trascorriamo un’ora nel mondo analogico e nella vita reale, qual è l’attività più salutare? Sport, lettura, attività manuali, disegno…

Dipende da ciascuno ma sì, queste sono buone attività. Anche meditare, scrivere, viaggiare, fotografare (non con lo smartphone!).

Come hai scelto di cercare la tua felicità personale nell’epoca dell’AI?

Non la cerco; è un sottoprodotto del fare cose interessanti e di valore, nonché raggiungere altri obiettivi: arriva da un buon pranzo con amici, una giornata in spiaggia con la famiglia, la lettura di una biografia avvincente. Viene con l’imparare, con lo sviluppo e l’applicazione di nuova capacità, dalla contemplazione estetica. La maggior parte della felicità deriva da cose che si trovano fuori dallo schermo.

Dal tuo libro: Il futuro inizia oggi. Il lavoro inizia ora. Quali dovrebbero essere le nostre prime azioni?

Si comincia con la riflessione su sé e facendo seriamente il punto su che direzione pensiamo di percorrere e se è veramente quella giusta. Se riduciamo i punti piccoli e grandi di attrito, la vita migliora e spesso la possibilità di farlo sta interamente nelle nostre mani. L’AI continuerà a evolversi, così la domanda che dobbiamo porci è come evolvere, o almeno non deteriorarci. L’AI generativa è una gran cosa, ma non dovrebbe portare alla degenerazione dell’umanità.

Quali strumenti, tecnologie, applicazioni, tecniche potremmo applicare per ritrovare concentrazione e produttività?

Cervello (hardware) e mente (software)!

Nel complesso, l’AI è di beneficio all’umanità nella sua essenza e nella sua ricerca di felicità e significato? Se lo è, continuerà a esserlo in futuro?

Penso che tutto sommato i vantaggi supereranno i problemi. L’AI ha l’opportunità di migliorare ogni parte della nostra vita… ma questo non vuol dire che succederà. L’AI non è una macchina per la felicità ma può chiaramente contribuire a migliorare tutti i settori della vita che causano felicità o infelicità: lavoro, finanze, salute, istruzione, relazioni (oggi più persone che mai hanno incontrato il partner su siti di dating, la maggior parte dei quali sono fatti funzionare da intelligenze artificiali).

Io, Umano

Gli algoritmi stanno cambiando il nostro modo di vivere, lavorare, amare, divertirci. Per salvarci dall’AI ci servono intelligenza emotiva, capacità di adattamento, curiosità.

Questa è una buona analogia: l’AI può aiutarci a trovare compagnia e magari anche un compagno o una compagna per la vita… ma non farà nulla di quello che serve per iniziare e proseguire una relazione di successo, men che meno, rendere felici i partner. Possiamo aspettarci che l’AI sia in qualche modo di aiuto in molte situazioni della vita, ma in quelle più critiche sarà l’intelligenza umana quella capace di fornire i migliori risultati.

Immagine di apertura di Anne Nygård su Unsplash.

L'autore

  • Tomas Chamorro-Premuzic
    Tomas Chamorro-Premuzic è professore di Business Psychology alla University College London e alla Columbia University, e professore associato presso l'Entrepreneurial Finance Lab dell'Università di Harvard. Lavora per ManpowerGroup come Chief Talent Scientist.

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