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Scienza e magia possono confondersi

05 Dicembre 2023

Scienza e magia possono confondersi

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Disse Arthur C. Clarke che qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia. Scienza e magia sono anche questione di pensiero.

Il rapporto tra scienza e magia è regolato dalla storia e anche dalla fantasia

Il britannico Clarke è forse famoso soprattutto come coautore della sceneggiatura del film 2001: Odissea nello spazio (1968), in genere considerato uno dei film più influenti di tutti i tempi. La citazione proviene dalle celebri Tre leggi di Clarke, e anche le altre due sono rilevanti per la riflessione sulla magia:

Quando uno scienziato illustre ma anziano afferma che qualcosa è possibile, ha quasi certamente ragione. Quando afferma che qualcosa è impossibile, molto probabilmente ha torto.

e poi:

L’unico modo per scoprire i limiti del possibile è avventurarsi un po’ oltre, nell’impossibile.

Quindi, la famosa Terza Legge di Clarke rende gli scienziati maghi moderni? Per rispondere a questa domanda, sarà utile considerare il rapporto tra magia e scienza.

Che cos’è la scienza? Come la magia, la scienza è una ricetta per fare certe cose. E, come la magia, la scienza è antica. Si è sviluppata nel corso di molte migliaia di anni ed è passata attraverso molte culture e società, evolvendosi in numerose metamorfosi. In epoca classica, la scienza era solo un aspetto del lavoro del sapiente. In epoca medievale, la scienza era parte fondamentale di ciò che facevano l’alchimista o l’astrologo.

Per aiutare nel paragone tra scienza e magia possiamo pensare ai quattro pilastri su cui entrambe si basano. Come la magia, la scienza è una visione del mondo; la scienza è un’istituzione; la scienza è un metodo; la scienza è un insieme di conoscenze. Per valutare se gli scienziati potrebbero essere i maghi dei tempi recenti, concentriamoci sulla scienza come visione del mondo e come metodo.

La scienza come visione del mondo

La magia e la scienza condividono un’origine comune. La visione del mondo della scienza ha avuto un’influenza tra le più potenti che abbiano plasmato il nostro atteggiamento nei confronti dell’universo. La si può far risalire alle sue prime forme, che ebbero notevole impatto sull’antichità. La tradizione della scienza, che la lega con forza alla tecnica, era la conoscenza trasmessa dall’artigiano all’apprendista, dall’anziano al novellino, ed esiste fin dalle prime società e culture. Questa tradizione iniziò molto prima che la scienza si sviluppasse come metodo, separato dalla prassi quotidiana e dal folklore.

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In principio, gli esseri umani cercavano di controllare la natura. Il mondo primordiale era caratterizzato da un enorme numero di piante e animali, che mutavano man mano che gli umani intraprendevano viaggi migratori. Eravamo parassiti di una natura incontrollata e pertanto ci servivano tecniche per tentare di comprendere la natura, poiché nel rapporto con essa un errore poteva spesso rivelarsi fatale. La conservazione e la produzione del fuoco, per esempio, portarono alla tecnica di cottura, una forma molto semplice ed essenziale di chimica. L’osservazione delle piante e delle abitudini degli animali pose le basi della biologia, e il frutto della caccia della tribù avrebbe offerto una conoscenza rudimentale dell’anatomia. Ma con la caccia, la raccolta e l’osservazione, la tecnica non poteva andare troppo lontano.

La magia si evolvette per colmare le lacune lasciate da eventuali limiti della tecnica primitiva. Gli umani usavano gli animali come totem magici. La tribù si serviva di immagini totemiche, o forse simboli e persino danze, per incoraggiare l’animale a prosperare e moltiplicarsi. Un animagus umano, potremmo considerarlo il primo dei maghi, diventava essenzialmente l’animale e, finché le regole del totem venivano seguite, la tribù prosperava.

I totem sono stati associati a determinati poteri. Forse erano sacri o tabù. Dovevano essere maneggiati con cura, altrimenti l’equilibrio della natura sarebbe stato sconvolto. Il totem portava un certo mana, o potere, ossia influenzava gli umani. Tali simboli totemici esistono ancora, nel leone di Grifondoro, nel serpente di Serpeverde, nel tasso di Tassorosso e nell’aquila di Corvonero, noti ai seguaci della saga di Harry Potter.

Teoria degli spiriti magici

I metodi dei primi maghi si fondavano sull’imitazione e lo studio del funzionamento dell’universo. Sulla base delle prove archeologiche fornite dall’arte rupestre dell’Europa occidentale, pare che questi maghi fossero già presenti nel Paleolitico. Prendiamo a esempio le pitture rupestri di Trois-Frères nel dipartimento dell’Ariège, nel sud-ovest della Francia. Lì un dipinto rappresenta un mago o stregone che indossa corna di cervo, una maschera di gufo, orecchie di lupo, zampe anteriori di un orso e la coda di un cavallo. Il valore di tali animagi avrebbe potuto essere quello di garantire una caccia di successo.

Il mago o stregone nelle pittoure rupestri dei Trois-Frères

Il mago o stregone nelle pitture rupestri dei Trois-Frères, nel dipartimento dell’Ariège nel sud-ovest della Francia.

Da principio, i maghi usavano immagini, e successivamente simboli, su cui facevano qualcosa che poi avrebbero considerato trasferibile nel mondo reale. Un filo ininterrotto collega questi antichi simboli a quelli usati con tanto successo nella scienza moderna.

Un’altra caratteristica del pensiero primitivo, che a un certo punto si separò dalla magia imitativa o simbolica, fu l’idea dell’influenza esercitata sul mondo reale dagli spiriti. L’idea di uno spirito emerse probabilmente per la riluttanza ad accettare il fatto della morte. I primi spiriti erano molto mondani, ossia membri della tribù allora morti. Da qui prese piede l’idea che fosse necessario conquistare, o riguadagnare, il favore di uno spirito, poi divinizzato, compiendo un atto che lo compiacesse.

La scienza di Harry Potter

Una lettura affascinante che, con la sua fusione tra regno fantastico e realtà scientifica, delizia le aspiranti streghe e gli allievi maghi di tutto il mondo.

La vecchia idea degli spiriti assunse così due forme molto diverse. Da un lato, si trasformò nel concetto di spirito come essere onnipotente, o dio, che poi divenne la figura centrale della religione. Dall’altro, lo spirito si separò dalla sua origine umana per diventare un agente naturale invisibile, come il vento, o una forza presunta che agisse dietro ai mutamenti chimici o di altro genere. Questa seconda concezione dello spirito sarebbe divenuta estremamente importante nell’evoluzione della comprensione degli spiriti e dei gas nella scienza.

Stregoneria per gli ignoranti

Scienza e magia sono molto più intrecciate di quanto si pensi. In un primo momento i rituali di magia avrebbero coinvolto gran parte della tribù ma, nel tempo, l’arte rupestre inizia a mostrare figure solitarie di animagi tribali, vestiti da animali, che sembrano assumere una posizione preminente. Ancora oggi, in molte tribù primitive, esistono stregoni o maghi. Sono tenuti in grande considerazione, poiché si crede abbiano un rapporto privilegiato con le forze della natura e dell’universo. In una certa misura, sono esentati dal normale lavoro della tribù e, in cambio, esercitano le loro arti magiche per il bene della comunità. Custodiscono l’apprendimento e la conoscenza. Sono i precursori, gli antenati culturali di filosofi e scienziati.

La Terza Legge di Arthur C. Clarke faceva eco a un’affermazione tratta da un racconto del 1942 di Leigh Brackett: Stregoneria per gli ignoranti… semplice scienza per i sapienti. Il ritmo accelerato dei mutamenti del XX secolo e dell’inizio del XXI per molti è travolgente, e quelli che non hanno conoscenze adeguate sono scollegati dalla scienza e dalla tecnologia della loro epoca. A loro questa scienza inspiegabile pare la controparte moderna della magia, e lo scienziato somiglia a uno stregone.

Questo articolo richiama contenuti da La scienza di Harry Potter.

Immagine di apertura di Márton Szalai su Unsplash.

L'autore

  • Mark Brake

    Mark Brake è un affermato divulgatore scientifico e membro fondatore dell’Astrobiology Institute Science Communication Group della NASA. Autore di oltre una dozzina di volumi, è anche impegnato in tournée in Europa con i road show di The Science of Star Wars, The Science of Doctor Who e The Science of Superheroes.

  • Jon Chase

    Jon Chase è un divulgatore scientifico freelance con una laurea con lode in ingegneria aerospaziale e un master in comunicazione scientifica. Collabora con la BBC e la Royal Society. Nel 2008, dopo aver prodotto un video rap scientifico, è stato definito dal Guardian come “la prossima grande novità” nel campo dell’istruzione scientifica.

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