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Usare il flash da vicinissimo

20 Novembre 2023

Usare il flash da vicinissimo

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Quando si fa macrofotografia, usare il flash da vicinissimo nel modo giusto può contribuire a realizzare inquadrature spettacolari per nitidezza e qualità.

Migliorare la qualità delle proprie foto macro grazie al saper usare il flash da vicinissimo

Agli inizi uno degli accessori che mi ha aiutato nel migliorare drasticamente la qualità delle mie immagini macro è stato sicuramente il flash. Questo permette di congelare il soggetto anche se in movimento e riesce ad annullare le vibrazioni e il mosso generati dal nostro corpo durante lo scatto.

Quando ho iniziato a fotografare insetti con rapporti di riproduzione elevati, la quantità di profondità di campo non era mai sufficiente. Dovevo quindi utilizzare diaframmi molto chiusi per estenderla in modo da avere sufficientemente nitido il mio soggetto. Utilizzando diaframmi chiusi ed evitando la luce diretta del sole, i tempi di scatto aumentano inesorabilmente costringendo ad alzare la sensibilità ISO.

Leggi anche: Cinque risposte su… raggiungere la perfetta composizione fotografica

Inutile dire che i primi risultati furono deludenti. Decisi quindi di provare a utilizzare il flash. Anche in questo caso, però, i risultati non furono quelli desiderati, soprattutto utilizzando un flash a cobra tradizionale.

Utilizzando diffusori da montare sopra questo o passando poi a veri e propri flash macro, la qualità delle mie immagini aumentò velocemente.

Damigella blu fotografata con un flash macro con doppia parabola

Damigella blu fotografata con un flash macro con doppia parabola. Il tempo rapido di scatto ha reso lo sfondo nero e il flash ha illuminato il muso di questo simpatico insetto. Nikon D300 + Nikkor micro 60mm f/2.8 D + Soffietto Nikon PB-6 (1/160s; f/22; ISO 320)

Flash a cobra

Il flash a cobra può essere utile se gli ingrandimenti non sono elevati, mentre se scattiamo al life-size spesso proietta la luce in posizione troppo elevata rispetto al soggetto. Se siamo già in possesso di uno di questi flash, la soluzione può essere quella di aggiungere un diffusore del lampo.

In commercio esistono adattatori a forma di anello che trasformano il flash a cobra in anulare. Si trovano anche pannelli in plastica o tessuto che si posizionano tra il flash e l’obiettivo per ammorbidire e direzionare la luce sul soggetto. Per utilizzare questi accessori è meglio impostare il flash in modo manuale.

Questo consente di calibrare al meglio la quantità di luce generata. I flash a cobra in modalità TTL, vale a dire automatica, non sono in genere in grado di bilanciare la luce correttamente quando vengono aggiunti pannelli e diffusori sopra di essi. È meglio quindi gestire la potenza in modalità manuale.

I flash possono essere inoltre utilizzati esternamente per creare una luce laterale. Possono essere impiegati in coppia o in numero maggiore per generare differenti punti luce.

Flash a cobra e relativo diffusore

Flash a cobra e relativo diffusore.

Se si scatta in studio starà solo a noi trovare lo schema di luce migliore, mentre in natura tutto risulterà più scomodo soprattutto se i soggetti non saranno perfettamente statici. Spostare e impostare più flash può richiedere tempo e pratica.

Flash macro

Se dobbiamo ancora acquistare un flash, il mio consiglio nel campo della macro è quello di comprarne uno dedicato. Esistono infatti in commercio svariati flash macro che anche in TTL calcolano ottimamente la luce persino con soggetti molto vicini o a elevati ingrandimenti. Questi flash sono in genere un paio di lampeggiatori separati o da montare su un anello. Esistono anche flash anulari che direzionano, in modo più delicato rispetto ai flash tradizionali, la luce sui soggetti.

Flash macro Nikon R1C1 e Godox MF-12

Flash macro Nikon R1C1 e Godox MF-12.

I flash macro si montano davanti alla lente della fotocamera. I migliori hanno la possibilità di direzionare in modo differente la luce proiettata tra le varie lampade e possono modulare la potenza di ciascuna luce in modo da non appiattire i soggetti.

Fare macro con questo tipo di illuminatori è sicuramente più semplice, soprattutto se scattiamo senza l’ausilio di un treppiede.

Due chiocciole sopra un ramo caduto in un pioppeto

Due chiocciole sopra un ramo caduto in un pioppeto. Scatto singolo realizzato con l’ausilio di un flash macro. I soggetti ripresi, per quanto piuttosto lenti, si muovevano continuamente. Per evitare effetti di micromosso, un flash macro ha permesso di bloccare il loro movimento. Il tempo di esposizione manuale di 1/25s ha consentito di rendere ben illuminato anche il pioppeto di sfondo. L’utilizzo di un obiettivo ultragrandangolare alla distanza minima di messa a fuoco ha permesso di ingrandire bene i soggetti principali e il suo ampio angolo di campo ha consentito di inquadrare e rendere visibili anche gli alberi sullo sfondo. Fujifilm X-T1 e XF-10-24 f/4 (1/25s; f/9; ISO 200).

Un modello che ho utilizzato molto è il Nikon R1C1, chiamato anche kit medico, che grazie a 2 o più piccoli flash comandati da un trigger emette un lampo molto controllato. Nel kit sono forniti anche diffusori, gelatine e una pinza con pannello riflettente/opacizzante.

Per Canon c’è l’MT-26EX-RT che funziona in modo simile. Per altre marche o in alternativa ci sono i Godox MF12-K2 e MF-R76, il Meike MK-14EXT o lo YONGNUO YN14EX II. Questi sono solo alcuni dei modelli che ho provato, ma in commercio ne esistono molti altri.

Flash integrato

Può sembrare strano, ma anche i flash integrati su alcuni modelli di fotocamere (normalmente sui modelli professionali non sono presenti) consentono di ottenere buone macro, soprattutto se sopra questi utilizziamo piccoli ed economici diffusori. Ho utilizzato il flash integrato con sopra un piccolo diffusore in molte delle mie immagini realizzate in controluce.

Anche in questo caso sarà meglio dosare manualmente la potenza del flash che potrebbe essere messo in crisi dal diffusore e dalla scarsa distanza del soggetto. Stiamo solo attenti quando utilizziamo focali lunghe che l’obiettivo non ostruisca la luce del flash e non proietti la sua ombra sopra al oggetto ripreso.

Quando utilizziamo il flash in natura teniamo presente che questo potrebbe spaventare e scaldare il soggetto ripreso facendogli cambiare posizione o facendolo scappare.

Diffusore montato su flash integrato

Diffusore montato su flash integrato.

Luci continue

Un’alternativa al flash è rappresentata dall’utilizzo di luci continue. Se siamo in un ambiente controllato o in studio possiamo affidarci a luci continue; una volta erano parecchio ingombranti, ma con l’uscita delle luci LED sono diventate molto più piccole. È quindi possibile portare con noi una o più di queste luci anche durante un’escursione. Le luci continue sono generalmente meno potenti di un flash ma hanno il vantaggio che vediamo l’effetto della luce immediatamente e non solo dopo lo scatto come nel caso di utilizzo del flash.

Esistono pannelli LED a batteria e a temperatura variabili. Questi sono quelli che consiglio per le uscite macro in natura. Un esempio di quelli che preferisco sono i Lume Cube della Asso. Questi LED sono dei piccoli cubi, resistenti all’acqua, con ricarica USB-C e soprattutto disponibili con vari accessori per direzionare o diffondere al meglio la luce. Sono comandabili anche tramite smartphone.

In genere utilizzo le luci continue con due sorgenti di luce, una come luce principale con intensità più elevata e una seconda generalmente in direzione opposta con un’intensità inferiore per creare una luce di schiarita sulle ombre senza che questa appiattisca troppo il soggetto. Due luci identiche messe alla stessa distanza e impostate alla stessa intensità andrebbero ad appiattire troppo la luce. La stessa cosa vale anche quando si utilizzano due o più flash.

Un altro strumento molto utile per illuminare i piccoli soggetti consiste nel collegare due piccole luci LED snodabili a un powerbank che abbia almeno due uscite di alimentazione USB.

Box fotografico

Box fotografico.

Queste due luci snodabili si comportano come due bracci che possono essere allontanati e avvicinati per diminuire o aumentare l’illuminazione del soggetto ripreso. Possono essere anche molto utili per generare giochi di controluce.

Consiglio: stiamo attenti alla temperatura colore dei flash e impostiamo correttamente il bilanciamento del bianco nella fotocamera. Quando utilizziamo più flash o più sorgenti di luce facciamo attenzione alla loro impostazione e temperatura. Mescolare diverse temperature colore può creare risultati sbilanciati ed errati, e anche i colori dei soggetti ripresi assumeranno un aspetto molto diverso da quello reale.

Gabbia di luce o box fotografici

Un accessorio molto utile per la fotografia macro in studio sono dei box illuminati dentro i quali possiamo inserire il soggetto da fotografare. Ce ne sono di diversi costi e misure. Possiamo prendere i più piccoli e utilizzare delle nostre fonti di luce oppure optare per quelli con illuminazione integrata. Questi box hanno la possibilità di illuminare il soggetto da qualsiasi direzione e in modo molto uniforme. Si possono trovare anche con sfondi di differenti colori.

Filtri

Nella macrofotografia in pochi utilizzano i filtri fotografici per non complicare troppo il set di scatto ed evitare di allungare i tempi di esposizione. Può comunque essere utile l’impiego di un filtro polarizzatore, che permette di eliminare i riflessi generati dai soggetti lucidi o bagnati. Fotografando fiori, foglie, insetti e altro, il polarizzatore può migliorare e aumentare l’intensità dei colori.

Mi è capitato inoltre di sperimentare filtri ND (o a densità neutra), che, riducendo l’intensità della luce, consentono di allungare i tempi di scatto e ottenere un effetto mosso dello sfondo, come per esempio dei fiori mossi dal vento. La difficoltà maggiore è riuscire a tenere stabile e nitido il soggetto e al tempo stesso ottenere il mosso dello sfondo.

Plamp

Alcuni degli accessori non troppo costosi ma che possono farci migliorare drasticamente la qualità delle nostre fotografie sono i plamp, ovvero bracci flessibili, simili a quelli utilizzati nel modellismo, con pinze alle estremità che possono essere sfruttati in svariati modi. La loro funzione principale è quella di bloccare e stabilizzare il soggetto ripreso.

I plamp migliori offrono inoltre la possibilità di inclinare e ruotare il soggetto. Fotografare una farfalla sopra un fiore può essere un’impresa ardua se c’è vento o anche una leggera brezza. Grazie alle pinze possiamo stabilizzare il fiore bloccandolo appena fuori dall’inquadratura. Il mio consiglio è dotarsi di uno o più plamp e di un treppiede aggiuntivo, anche piccolo e leggero, sul quale montarli. Se infatti attacchiamo un’estremità della pinza a un fiore e la seconda estremità al nostro treppiede rischiamo di creare vibrazioni sul soggetto quando impostiamo la fotocamera.

macrofotografia, di Alberto Ghizzi Panizza

Rendere visibile l’invisibile, ingrandire l’infinitamente piccolo, cogliere la meraviglia dei dettagli del mondo: questo è il potere della macrofotografia.

Inoltre, se vogliamo cambiare inquadratura dovremo tutte le volte staccare il plamp. Con due treppiedi avremo invece la possibilità di usare il primo per stabilizzare il soggetto e dedicare il secondo alla nostra fotocamera. In questo modo saremo liberi di spostarci attorno al soggetto senza correre il rischio di strappare o muovere il fiore con sopra la farfalla.

Plamp

Plamp.

Questo articolo richiama contenuti da Macrofotografia.

Immagine di apertura originale dell’autore.

L'autore

  • Alberto Ghizzi Panizza

    Alberto Ghizzi Panizza è un fotografo pluripremiato e ambassador per diversi brand fotografici, tra cui Nikon, ESO, Laowa e Meike. Docente della Nikon School dal 2015, tiene corsi, conferenze e mostre in tutto il mondo. Ha ricevuto più di sessanta premi nazionali e internazionali e collabora con varie agenzie fotografiche. Le sue immagini sono state pubblicate da importanti testate italiane ed estere, tra cui National Geographic, The Times, Vanity Fair, Nikon Pro, Meridiani e Oasis.

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